Perchè ci sentiamo divisi

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« Finalmente Zeus ebbe un’idea e disse: “Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi. »

(Platone, Simposio, 190c-d, trad. it. Franco Ferrari)

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Nel miracolo della venuta al mondo, ogni essere umano vive il dramma della vita e della morte insieme, uscendo dal ventre materno, da quella pancia tonda, il neo-nato perde il senso dell’unità; il sentirsi uno. 
Da questo momento Il bambino cercherà instancabilmente di riunirsi all’altro, percependo che esiste un altro da cui dipende, ha bisogno di contatto, di essere abbracciato, nutrito.
E’ proprio in questo istante che il genitore entro nel suo ruolo, capire il senso di smarrimento dalla giusta prospettiva, conoscere questa fragilità, il vuoto che il bambino prova, crescendolo affinchè domani sia libero di trovare l’altra sua metà. Purtroppo per mancanza di cultura, di sensibilità, spesso questo non accade ed assistiamo ad un vampirismo, cannibalismo titanico, di genitori informi (senza limite, senza forma), per cui il figlio/a diventa riempimento di quel vuoto che ancora abita il genitore adulto preda a sua volta del genitore suo. 

Catene antiche che prima o poi da qualcuno saranno spezzate
lo chiamano l’anello debole
spezza il nero vincolo per ricongiungersi al cosmo.

« Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome amore »

(Platone, Simposio, 192e-193a, trad. it. Franco Ferrari)