Da dove veniamo? Chi siamo? Dove andiamo? di Paul Gauguin

Nessun individuo vive per l’eternità: con la morte, sparisce. Ma con la morte non perdiamo nulla. Alla base dell’esistenza individuale, propria, infatti, c’è qualcosa di altro di cui la vita terrena è espressione. Questo qualcosa d’altro è esente al tempo, superiore ai concetti di sopravvivenza e fine.

Arthur Schopenhauer

Humanitas – sogno

© Matteo Mannucci – disegno su carta tecniche varie

humanitas, per Terenzio, significa anzitutto volontà di comprendere le ragioni dell’altro, di sentire la sua pena come pena di tutti: l’uomo non è più un nemico, un avversario da ingannare con mille ingegnose astuzie, ma un altro uomo da comprendere e aiutare.

L’humanitas intesa come paideia, cioè l’idea che nella cultura confluiscano la sapienza degli antichi, le tradizioni letterarie, le istituzioni politiche della storia passata si ritrova per certi aspetti ripresa nell’Umanesimo che confluirà nel Rinascimento. L’ideale dell’humanitas all’interno della cultura filosofica romana, caratterizzata dall’eclettismo, coniugante in sé le varie filosofie ellenistiche, portano alla affermazione ciceroniana del valore etico e pratico della cultura e alla dimensione elitaria ed autosufficiente del saggio proclamata dallo stoico Seneca che si tradurranno più di mille anni dopo nella fondazione dell’Umanesimo da parte di Francesco Petrarca.

Fonte wikipedia

 

 

Platone, Phaedr., 250 b-c

La bellezza brillava allora intera ai nostri occhi, quando insieme al coro dei beati, seguendo noi Zeus, altri un altro iddio, godevamo di una vista e di uno spettacolo beatificante, e c’iniziavamo alla più beata, è ben lecito dirlo, delle iniziazioni che celebravamo, allorché perfetti e immuni dai mail che ci attendevano nell’avvenire, iniziati ai più profondi misteri, godevamo di quelle visioni perfette, semplici, calme, felici, in una luce pura, puri noi stessi e non sepolti in questa tomba che chiamiamo corpo…

Scienziato non è colui che sa dare le vere risposte, ma colui che sa porre le giuste domande.
Claude Lévi-Strauss